L’onda repubblicana
E’ l’ora del terzo debate e Mitt studia tutte le vie per aggirare l’Ohio
C’è una strada che porta alla Casa Bianca senza passare per l’Ohio? Una via effettivamente ci sarebbe, ma è stretta e accidentata, praticamente una mulattiera, tanto che nessun candidato repubblicano è mai riuscito a percorrerla e i democratici ce l’hanno fatta soltanto un paio di volte. Mitt Romney sta costruendo la sua resurrezione elettorale e dopo il rimbalzo nei sondaggi nazionali, per natura fluttuanti e generici, ora arrivano anche più circostanziati dati positivi negli stati dove si vincono le elezioni.
22 AGO 20

New York. C’è una strada che porta alla Casa Bianca senza passare per l’Ohio? Una via effettivamente ci sarebbe, ma è stretta e accidentata, praticamente una mulattiera, tanto che nessun candidato repubblicano è mai riuscito a percorrerla e i democratici ce l’hanno fatta soltanto un paio di volte. Mitt Romney sta costruendo la sua resurrezione elettorale e dopo il rimbalzo nei sondaggi nazionali, per natura fluttuanti e generici, ora arrivano anche più circostanziati dati positivi negli stati dove si vincono le elezioni. In Ohio lo sfidante repubblicano ha accorciato lo svantaggio su Barack Obama ma l’istituto Public Policy Polling dà ancora il presidente in vantaggio di cinque punti.
L’Ohio è il crocevia delle ossessioni elettorali: ieri mentre i candidati si stavano preparando al dibattito di questa notte hanno mandato i loro messi a presidiare il territorio. Paul Ryan, Michelle Obama e il governatore repubblicano, John Kasich, erano nel Buckeye State, dove Obama tornerà domani e sarà seguito, giovedì, dall’ineffabile accoppiata democratica Bill Clinton e Bruce Springsteen. Nonostante il ticket repubblicano abbia marcato la sua presenza nello stato per sei volte negli ultimi sette giorni, il senatore dell’Ohio Rob Portman – sparring partner di Romney nei dibattiti e pilastro fondamentale di questa campagna repubblicana in ascesa – dice che Romney potrebbe farcela “anche senza l’Ohio”. Il fatto, aggiunge Portman, è che non sarebbe la soluzione più gradita, per via dei valori simbolici che lo stato di Columbus incarna, ma non è un segreto che in questa fase di calcoli delicatissimi gli strateghi repubblicani stiano esplorando tutte le vie a disposizione, anche quel sentiero elettorale scosceso che aggira Cleveland, Toledo, Lebanon, Parma e le altre città delle quali si parla ogni quattro anni.
I numeri di Romney sono migliorati in Florida, Colorado, New Hampshire, North Carolina, Virginia e anche nel Wisconsin, lo stato di Paul Ryan che vota stabilmente democratico dai tempi di Reagan. Alcuni sondaggi, più sparuti, dicono che Pennsylvania e Michigan, orientati verso Obama, potrebbero tornare in gioco. E la prospettiva apre nuovi scenari per Romney, che vede lievitare il numero di combinazioni a disposizione per aggiudicarsi, il 6 novembre, 270 grandi elettori anche senza i 18 voti dell’Ohio. Concentrare gli sforzi delle ultime settimane su Florida, North Carolina e Virginia potrebbe aprire un pertugio che porta alla Casa Bianca senza aggiudicarsi nessuno dei “grandi” swing state ma soltanto, si fa per dire, accumulando elettori fra Iowa, Colorado, Nevada e New Hampshire.
E’ per il momento un esercizio puramente teorico: i sondaggi sono fatti per essere volatili e ambigui, dunque smentibili nel giro di qualche ora, soprattutto in una campagna la cui inerzia è stata cambiata da un dibattito che ha distribuito entusiasmo per i repubblicani e paura per i democratici contro qualunque pronostico. A Boston, nel quartier generale di Romney, sanno che i numeri in crescita e l’entusiasmo di un elettorato che dopo mesi di freddezza dà qualche segno di trasporto per un candidato che non è fatto per scaldare i cuori, sono segni di un avvicinamento potenziale. Di sorpasso si parla soltanto in pubblico, mentre in privato si studiano modi efficaci di canalizzare il “surge”, anche con la strategia eterodossa di puntare alla vittoria anche senza passare dall’Ohio. Sempre che Romney superi l’esame del secondo dibattito alla Hofstra University di Long Island: Obama promette di essere aggressivo, questa volta.
E’ per il momento un esercizio puramente teorico: i sondaggi sono fatti per essere volatili e ambigui, dunque smentibili nel giro di qualche ora, soprattutto in una campagna la cui inerzia è stata cambiata da un dibattito che ha distribuito entusiasmo per i repubblicani e paura per i democratici contro qualunque pronostico. A Boston, nel quartier generale di Romney, sanno che i numeri in crescita e l’entusiasmo di un elettorato che dopo mesi di freddezza dà qualche segno di trasporto per un candidato che non è fatto per scaldare i cuori, sono segni di un avvicinamento potenziale. Di sorpasso si parla soltanto in pubblico, mentre in privato si studiano modi efficaci di canalizzare il “surge”, anche con la strategia eterodossa di puntare alla vittoria anche senza passare dall’Ohio. Sempre che Romney superi l’esame del secondo dibattito alla Hofstra University di Long Island: Obama promette di essere aggressivo, questa volta.